Lanuvini illustri STORIA

Commodo nato a Lanuvio; storia, follia e gesta di un imperatore

Commodo

Commodo, nome completo, Lucio Aurelio Commodo, è un dei personaggi più illustri cui Lanuvio ha dato i natali il 21 agosto 160. Tra i personaggi storici di rilievo probabilmente Commodo non incarna quel modello umano di cui un lanuvino possa oggi andare fiero, essendo molteplici gli elementi negativi a suo sfavore, tuttavia divenne pur sempre Imperatore di Roma, e come tale va ricordato e tramandato. Commodo nacque proprio nell’antica “Lanuvium”, da Faustina Minore e da Marco Aurelio. Faustina, mentre era incinta di Commodo e di suo fratello Antonino, sognò di partorire dei serpenti, tra cui uno crudelissimo. Antonino morí all’età di quattro anni, anche se gli astrologi dell’epoca avevano predetto lo stesso futuro di Commodo. Marco Aurelio tentò di educare a modo Commodo ma l’indole malvagia ebbe la meglio.

Commodo

A solo dodici anni ordinò che si gettasse nel forno un servo per avergli riscaldato troppo l’acqua per il bagno. Il futuro imperatore non aveva intenzione di studiare e trascorreva il tempo in esercizi fisici, salto, danza, e giochi. Calò dunque una nube scura e terribile su Roma quando morì Marco Aurelio cui Commodo successe.

Commodo nato a Lanuvio verso Roma e il delirio

Commodo, dopo la morte del padre, decise di lasciare Vindobona e tornare a Roma; accettò le condizioni di pace dei Marcomanni, dei Quadi e dei Buri, contro il parere di tutti. Licenziò i funzionari di suo padre allontanandoli. Per Commodo esistevano solo i propri divertimenti, i combattimenti contro le belve e i gladiatori. Non si curava dell’Impero, vivendo isolato nella reggia, circondato da fanciulle per il suo piacere. Passava da un’orgia all’altra, indifferente alla carestia che affliggeva il popolo durante il suo regno, o alla miseria che si diffuse per Roma in seguito ad una terribile epidemia.

Commodo

Amava presentarsi bardato come Ercole con addosso una pelle di leone e in mano una clava. Quando si esibiva nei giuochi gladiatori, si faceva pagare un milione di sesterzi; sotto il suo dominio le casse di Roma si prosciugarono. I senatori, assistendo agli spettacoli e temendo la sua ira, poiché uccideva facililmente, lo osannavano.

Bagordi e meretrici

Gozzovigliando fra trecento concubine e concubini, scelti per bellezza fra le matrone, meretrici e postriboli, non governava, ma delegava a loschi figuri come Perenne. Quest’ultimo, nonostante divenne potentissimo, fu ucciso. Commodo non tollerava le persone moralmente integre, mentre si teneva cari tutti i peggiori soggetti. Con lui tornarono le orge di memoria neroniana, e il potere cadde nelle mani di laidi e crudeli figuri. Chi osava deriderlo finiva in pasto alle belve. Commodo aveva una passione per la concubina Marcia, che amava vestita d’Amazzone, e volle anch’egli scendere nell’arena vestito così.

Commodo

Tuttavia, nonostante la possenza, Commodo era malaticcio, anche per via di un’ernia, per la quale veniva riconosciuto dal gonfiore attraverso le vesti. Sua moglie, sorpresa a tradirlo, fu cacciata e poi uccisa. Vivendo fra le sue meretrici, seminando morte per un nonnulla, Commodo ignorava l’ira che intanto serpeggiava tra i suoi stessi sudditi.

Un gufo, nefasto presagio

Tra le nefandezze si annovera anche la decisione d’uccidere persone scelte con precisione, anche se il  turpe progetto fallì perché venne rinvenuta una tavoletta sulla quale erano riportati tutti i nomi dei malcapitati. Commodo ebbe anche il titolo di Ercole romano, per aver ucciso belve nell’anfiteatro di Lanuvio; egli aveva infatti il vezzo d’uccidere fiere in patria. Inevitabilmente s’ordì una congiura, che però fallì. L’attentato ebbe un seguito di processi e condanne, e la sorella Lucilla, confinata a Capri, fu poi uccisa. Molti oscuri presagi costellarono il suo dominio, come la statua d’Ercole nel portico di Minucio che stillò sudore. Il suo elmo rotolò due volte attraverso la porta Libitina sacra alla dea dei funerali. Sopra la sua stanza da letto, sia a Roma che a Lanuvio, videro un gufo.

Commodo

Commodo mandava a governare le province personaggi complici dei suoi vizi, e capaci d’ogni nefandezza. Era così indolente che rispondeva alle petizioni scrivendo soltanto “Vale” e ciò lo rese vulnerabile.

La sua fine avvenne dopo tredici anni di regno. Quinto Emilio Leto e la sua concubina stabilirono d’assassinarlo, temendo che l’imperatore li uccidesse perché lo avevano fortemente contrariato. Nella notte del 31 dicembre del 192 gli diedero del cibo avvelenato, che tuttavia non lo uccise. Decisero allora di farlo strangolare dall’atleta Narcisso mentre faceva il bagno.

Commodo

Il senato ed il popolo chiesero che fosse trascinato con un uncino e gettato nel Tevere, invece dopo la sua morte fu sepolto nella tomba di Adriano. Delle sue opere pubbliche non restano che flebili tracce. Così, all’età di trentadue anni, detestato da tutti, moriva l’ultimo degli Antonini.

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono giornalista, web editor e autrice di romanzi.
La scrittura è parte di me; amo la letteratura, esplorare i mutamenti del costume, la storia, lo sport, e l’arte. Mi piace visitare i musei, le mostre. Sono affascinata dall’inconoscibile e curiosa del mondo.

Commodo nato a Lanuvio; storia, follia e gesta di un imperatore ultima modifica: 2018-12-11T00:28:57+00:00 da Simona Aiuti

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