Lanuvini di ieri

Lanuvio dopo il primo conflitto mondiale

La memoria storica del paese
Ricostruire le memorie di un paese come Lanuvio è una sfida complessa ma allo stesso tempo profondamente stimolante ed interessante. La memoria dei fatti accaduti, delle vicende svoltesi tra i vicoli e le piazze, durante le feste, le processioni, durante la vita quotidiana, attraverso le difficoltà, attraverso gli impegni che la vita ha imposto nel corso del tempo, contribuisce a rafforzare l’identità del paese, lo caratterizza e lo rende unico. Lo scorrere del tempo diventa un dettaglio di poco conto se i ricordi dei propri cittadini riescono ad immortalare luoghi, fatti e persone, trasformandole in essenze immortali.
Nell’impegno piacevolmente assuntomi di contribuire alla ricostruzione delle memorie di Lanuvio ho trovato la piacevole collaborazione di un amico che mi ha fornito alcuni frammenti di vite passate, i quali, seppur complessi ed articolati da riordinare e ricostruire, riescono bene a descrivere le dinamiche e le vicende di un tempo passato, oggi davvero molto lontano.

Chi erano i protagonisti del paese un centinaio di anni fa? Cosa succedeva a Lanuvio in quei tempi? Come si viveva?

I Lanuvini e la trincea
Siamo negli anni appena successivi al devastante primo conflitto bellico in cui venne coinvolta l’Italia, esattamente nel 1919, Lanuvio aveva visto partire molti dei suoi giovani anni prima, chiamati alle armi in difesa della Patria. Alcuni tra questi non tornarono a raccontare storie di guerra e di sopravvivenza oltre confine, morirono lontani dal proprio paese, spesso dispersi e mai più ritrovati. Come Adelmo, figlio di Polimmia, disperso al fronte nel pieno del conflitto, avvistato per l’ultima volta a Tolmino, nell’ottobre del 1917. Sua madre non ebbe purtroppo mai una tomba su cui poter piangere. Un altro lanuvino, Flavio Gozzi, tornò dal fronte nel 1918, ahimè dentro una bara, stroncato dalla spagnola, la maledetta febbre virale che causò all’epoca milioni di morti.
Altri lanuvini tornarono invece dal fronte portando con se storie e aneddoti di quell’esperienza drammatica, che forse aveva contribuito a far apprezzare maggiormente la piacevolezza delle cose semplici e genuine che un paese come Lanuvio poteva offrire cento anni fa. Fu il caso di Alberto Volpi, fratello di Giacomo Lauri Volpi, il noto tenore italiano, il quale rientrò in paese nel gennaio del 1919, riabbracciando la moglie Maria Grassi e tutta la famiglia. Nel racconto di questo lieto evento appare uno spaccato dell’epoca, un forno a legna acceso per festeggiare il ritorno, il calore del fuoco, il profumo dell’abbacchio cotto con le patate, tutta la famiglia riunita a tavola a spartirsi l’ambita pietanza. E così Alberto con il suo cappello di bersagliere sotto braccio se ne andava in giro per il paese alla ricerca di vecchi amici con cui parlare delle vicende vissute al fronte. All’epoca la piazza rappresentava ancora quel luogo aggregativo di condivisione e scambio, dove le persone si ritrovavano e parlavano guardandosi negli occhi. La moglie Maria aveva gestito affrontando le difficoltà un panificio di famiglia nella vicina Genzano, in attesa del ritorno di Alberto. I tempi erano duri, le famiglie numerose, e a volte la fame si faceva sentire. Alberto usava frequentare poco il negozio, preferiva la vita pubblica, dedicandosi alla politica ed alle relazioni. Aveva il vizio o la virtù di regalare il pane invece di farlo pagare.

Lanuvio dopo la prima guerra mondiale
Lanuvio, come l’Italia intera, attraversava negli anni successivi al primo conflitto mondiale una trasformazione profonda, tra movimenti politici emergenti, come il partito popolare da poco fondato da Don Sturzo, la nascita di movimenti socialisti rivoluzionari e nazionalisti estremisti, con grande fermento sociale e la voglia di ripartire e tornare a crescere. I reduci che facevano ritorno dal fronte avevano lasciato le famiglie, la campagna, le aziende agricole, le imprese e le proprie attività, e con grande difficoltà riuscirono a far ripartire la propria vita da dove l’avevano lasciata. La vita di Lanuvio era profondamente legata alle attività della campagna, alla produzione agricola, alla produzione del vino e dell’olio. E questo rappresentò per il paese un grande punto di forza sul quale risollevarsi nel dopoguerra. La vicinanza di Roma fu sempre determinante per Lanuvio rimanendo nel corso degli anni un mercato di sbocco importante per tutta la sua produzione. E nonostante le difficoltà sociali e finanziarie che l’Italia si trovò ad affrontare dopo le vicende belliche, Lanuvio conobbe comunque un ventennio relativamente prospero, i cui frutti sarebbero stati tuttavia di lì a poco cancellati dal secondo conflitto mondiale, ben più devastante del primo, che lasciò nel paese segni indelebili di distruzione e trasformazione.

Andrea Galati

Autore: Andrea Galati

Laureato in Economia e Commercio, da diciassette anni lavora nel settore finanziario, attualmente è quadro direttivo in una banca che opera nel centro Italia e ne segue gli investimenti, profondamente appassionato di cucina e amante della musica, per anni ha dedicato il suo tempo libero a riprodurre piante di ogni specie, mettendo a dimora centinaia di alberi. Progetti per il futuro: continuare a piantare alberi trasmettendo ad altri l’importanza ed il significato di questo gesto. Il suo lavoro ideale: viaggiare nel proprio meraviglioso paese, alla scoperta del cibo, del vino e delle preziose tradizioni che lo rendono il posto più bello del mondo.

Lanuvio dopo il primo conflitto mondiale ultima modifica: 2017-11-16T17:34:37+00:00 da Andrea Galati

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