STORIA

La storia della viticoltura a Lanuvio

Sin dai tempi antichi Lanuvio era un paese prevalentemente agricolo. Gran parte delle attività si svolgevano a diretto contatto con la campagna, i cui frutti servivano sia per il sostentamento dei lanuvini che per andare a riempire i mercati dei paesi vicini e soprattutto di Roma, grande piazza di sbocco da sempre. E sin dai romani il vino lanuvino era conosciuto, diffuso e molto apprezzato. La diffusione della vite raggiunse nei tempi dell’impero un livello tale che nell’anno 81 l’imperatore Domiziano decise di limitarne la coltivazione. La sua diffusione stava infatti recando grave danno alla coltivazione del frumento. Nel 1908, a conferma del fatto che la vite fosse stata la coltivazione più rilevante nella campagna lanuvina nell’età degli antonini, venne scoperto nella tenuta della Torre del Padiglione un pregiato bassorilievo in marmo raffigurante Silvano sotto le sembianze di Antinoo che taglia i grappoli della vite con un falcetto nella mano destra ed i preziosi frutti nella sinistra. Questo reperto lega indissolubilmente il paese di Lanuvio alla coltivazione della vite nei tempi antichi, considerando che proprio a Lanuvio era diffuso il culto di Diana e Antinoo e Silvano.

Le invasioni barbariche determinarono la caduta dell’impero romano e la viticoltura subì un pesante ridimensionamento. Anche nel corso del medioevo, a causa delle guerre baronali scatenatesi nei Castelli Romani, caratterizzate da devastazioni e saccheggi, la coltivazione della vite soffrì un ulteriore ridimensionamento. Non fu per fortuna del tutto abbandonata e riprese vigore con il trascorrere del tempo.

Presso l’archivio notarile di Velletri è conservato un documento che cita l’atto costitutivo nel 1300 di una società tra Gorio Gibileo di Velletri e Antonio de Palino di Civita Lavinia per la vendita di vino greco di Velletri nel castello di Civita Lavinia. Questo documento dimostrerebbe la ripresa della viticoltura nell’economia lanuvina del tempo. Tuttavia la vera ripresa della produzione dell’uva avvenne nel 1600 e nel 1700, a tal punto che nel 1745 si ebbero ripetutamente condizioni di sovrapproduzione. Inizialmente la causa principale della difficoltà nella ripresa della viticoltura si ravvisava negli elevati costi di gestione. Occorrevano infatti molti anni affinché l’attività di coltivazione divenisse remunerativa ed i contadini potevano affittare i terreni solo per brevi periodi. A partire dal 1600 invece la conduzione delle terre divenne più stabile e duratura. Il Papa Pio VI nel 1791 fece prosciugare parte delle paludi pontine ed affidò la coltivazione delle terre a trenta contadini fittavoli a lungo termine. Tra costoro svolse un ruolo predominante, vista la parentela con il Papa, il principe Luigi Onesti-Braschi. Molte di queste terre che vennero bonificate appartenevano al territorio del comune di Lanuvio, allora chiamato Civita Lavinia. La vocazione storica della viticoltura ebbe modo così di riprendere vigore e Lanuvio tornò ad essere un luogo di rinomata produzione vinicola.

Andrea Galati

Autore: Andrea Galati

Laureato in Economia e Commercio, da diciassette anni lavora nel settore finanziario, attualmente è quadro direttivo in una banca che opera nel centro Italia e ne segue gli investimenti, profondamente appassionato di cucina e amante della musica, per anni ha dedicato il suo tempo libero a riprodurre piante di ogni specie, mettendo a dimora centinaia di alberi. Progetti per il futuro: continuare a piantare alberi trasmettendo ad altri l’importanza ed il significato di questo gesto. Il suo lavoro ideale: viaggiare nel proprio meraviglioso paese, alla scoperta del cibo, del vino e delle preziose tradizioni che lo rendono il posto più bello del mondo.

La storia della viticoltura a Lanuvio ultima modifica: 2017-11-21T16:20:29+00:00 da Andrea Galati

Commenti

commenti

To Top